23/10/2014
20/09/2010

Rom la ricetta
spagnola

Molti paesi europei vivono la presenza di comunità rom come un problema da risolvere, ma la Spagna ha da tempo accolto i suoi gitani, ha riconosciuto loro diritti, celebrato la loro storia e fatto in modo che si sentissero a casa


Time Magazine, 20 settembre 2010

La tolleranza spagnola nei confronti dei gitani, un modello per l'Europa?
di Andres Cala

Antonio Moreno vive in quella che è ritenuta la strada più pericolosa di Madrid, dove gli spacciatori vendono qualsiasi cosa ventiquattro ore su ventiquattro. Vive in una casa di proprietà, con quattro stanze e la piscina. Vive del suo lavoro, che svolge nel suo laboratorio foto-video, ed è un gitano, uno dei 40 mila zingari che vivono alla periferia della capitale spagnola. In qualsiasi altro paese europeo, Moreno e i suoi vicini costituirebbero motivo di tensione e polemiche, basti pensare a martedì scorso, quando l'Unione Europea ha definito le deportazioni dei rom francesi "una vergogna", con la minaccia di sanzioni.
All'improvviso, in tutta Europa, si sono accesi i riflettori su una comunità abituata a vivere nell'ombra che, in alcuni casi, ha sofferto anche una recrudescenza di rimando del pregiudizio. Ma Moreno non è preoccupato, perché in fatto di gitani, zingari, o rom, la Spagna è diversa.

"Qui, non le faranno mai le deportazioni" dice Moreno. "Noi siamo integrati. Io sono prima spagnolo che gitano, e poi orgoglioso di essere entrambe le cose".
Molti paesi europei vivono la presenza di comunità rom come un problema da risolvere, ma la Spagna ha da tempo accolto i suoi gitani, ha riconosciuto loro diritti, celebrato la loro storia e fatto in modo che si sentissero a casa.
"Certo c'è razzismo anche qui, ma qui le cose vanno meglio che altrove" dice Moreno, che ricorda di essere stato in Italia, Francia, Germania e Repubblica Ceca. "La Spagna ha fatto molto per i rom".
Infatti, a 35 anni dalla morte di Francisco Franco, la vita dei rom spagnoli è migliorata di molto. "Prima non eravamo considerati umani. Animali, eravamo animali" dice Moreno, che si ricorda di quando era loro vietato lavorare, andare a scuola e andare in giro in gruppi di più di quattro persone. Oggi la Commissione Europea, gli stati membri dell'Unione Europea, e i rom stessi sono d'accordo sul fatto che la Spagna sia diventata un modello di integrazione che può dare conto di molti casi di buona amministrazione. Oggi i governi di Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, Rep. Ceca e addirittura Romania, terra di origine di molti rom, guardano alla Spagna come fonte d’ispirazione.

Dei 10-12 milioni di rom europei, la Spagna ospita la comunità più vasta, stimata in 970 mila individui, o circa il 2% della popolazione totale. Il paese spende circa 36 milioni l'anno di fondi stanziati e previsti per loro; solo il 5% dei rom vive in campi abusivi, mentre circa la metà della popolazione gitana vive in case di proprietà. Tutti hanno diritto all'assistenza sanitaria e, pur in assenza di dati recenti, sembrerebbe che il 75% di essi abbia un reddito fisso.

Tra le altre cose la Spagna sta investendo soprattutto nel settore che, secondo molti, è la chiave per tenere i rom lontani dalla miseria: l'istruzione. Quasi tutti i bambini rom iniziano le scuole elementari, con un 30% che riesce a completarle; nel complesso l'85% dei rom spagnoli sanno leggere e scrivere. "L'utilizzo che la Spagna fa dei fondi europei dovrebbe essere un esempio per gli altri stati membri" dice il Vice presidente della Commissione Europea Viviane Reding in una mail al nostro giornale.
"Il governo spagnolo ha dimostrato grande impegno per l'integrazione della popolazione rom; impegno che sta portando risultati positivi".

La doppia via della Spagna, ovvero l'accesso ai principali servizi sociali combinato ad azioni mirate per l'inclusione, ha portato ottimi risultati. Ovvero, i rom entrano nelle graduatorie per l'assegnazione di case di proprietà pubblica o di sussidi, a patto che i loro bambini continuino ad andare a scuola e che si rivolgano alle strutture sanitarie pubbliche.
C’è poi il programma di accesso alla Fondazione del Segretariato per i Gitani (Fundacion Segretariato Gitano), secondo molti una delle migliori iniziative di integrazione mai realizzate in Europa. Il programma prevede l'insegnamento di tecniche e mestieri a giovani gitani disoccupati, che hanno così l'opportunità di ottenere un diploma professionale. Alla fine del percorso formativo, quei giovani verranno introdotti in ambienti professionali adatti attraverso una serie di accordi specifici con aziende private. L'iniziativa ha costituito un tale successo che l'Agenzia Nazionale Romena per i Rom sta cercando di svilupparne una simile.

Ma il resto d'Europa sarebbe in grado di replicare il successo spagnolo? C'è da dire che gran parte dei buoni risultati del sistema spagnolo è dovuta alla storia specifica del paese nei confronti di questa minoranza etnica.

Per garantire la stabilità in un paese già percorso da fremiti nazionalisti, la costituzione scritta dopo la morte di Franco riconosceva tutti le minoranze e componenti etniche, con relative culture, tutelando pertanto anche i rom  dall'esclusione dalle istituzioni. E, dal momento che i rom vivevano nella peggiore povertà negli anni '80, nei loro confronti si sono concentrati anche i maggiori sforzi.

Nonostante secoli di ostracizzazione, la cultura gitana è riuscita a confluire nella tradizionale cultura iberica, il flamenco e i costumi nazionali sono solo alcuni degli esempi che potremmo citare. "I rom spagnoli, a differenza di altri, hanno opposto anche minore resistenza all'integrazione, perché sono stanziali da secoli" dice José Manuel Fresno, consigliere presso la Commissione Europea per i Rom e direttore della Commissione di Governo contro il Razzismo spagnola.

Anche se altri Paesi dell'UE seguissero le orme della Spagna e  imparassero a rispettare i loro rom, il problema sarebbe risolto solo a metà. Il modo migliore per fermare Paesi come Francia e Italia, che invece i rom li cacciano, è fare in modo che i rom stessi siano contenti nei loro paesi originari, in modo da non dover arrivare mai in Paesi come Francia e Italia; questa è la prima cosa.
"Rispetto ad altri stati membri, la Spagna ha fatto di più, ma adesso dobbiamo fare in modo che il suo successo venga condiviso da altri"
dice Ivan Ivanov, direttore dell'Ufficio per i Rom di base a Bruxelles. "Solo allora si potrebbero fermare le migrazioni interne europee dei rom". Le espulsioni non servono, ci dice, perché "in capo a pochi mesi gli zingari tornano. E’ adesso che dobbiamo mettere in atto politiche che evitino tra cinque anni le lagnanze in Paesi meta di migrazioni".

Antonio Moreno sarebbe d'accordo. Un rom spagnolo, per quanto possa andare indietro nel suo albero genealogico, non riuscirà a trovare un antenato che abbia vissuto altrove. E mentre è contento del fatto che i suoi figli abbiano accesso ai sussidi pubblici e che lo stato paghi la scuola per i suoi nipotini, crede che anche gli zingari debbano rispettare il dovere di integrarsi. "Molti zingari sono brave persone e ci tengono molto alla convivenza" aggiunge Moreno. "Altri gruppi si autoescludono, noi no.
Noi rimaniamo in Spagna perché la Spagna è la nostra patria".