Monti, i tagli alla spesa
ROMA - Vertice a palazzo Chigi sulla spendig review, possibili risparmi per dieci miliardi. Timori tra i partiti all’oscuro sulle scelte fatte dall’esecutivo
Mario Monti riunisce i suoi ministri per mettere a punto la cosiddetta spending rewiev: i tagli, saranno tra gli otto e i dieci miliardi alla spesa pubblica, il decreto potrebbe essere varato già entro la fine di questa settimana con l'indicazione dei risparmi previsti dal commissario Enrico Bondi. I partiti che sostengono il Governo, Pdl-Pd-Udc ancora non conoscono le scelte fatte, ma prima di dare il via libera vogliono essere informati sugli interventi che andranno a colpire duramente la sanità e il pubblico impiego, dove si prevede una riduzione di 10 mila dipendenti.
Archiviata la parentesi calcistica il presidente del Consiglio si rituffa dunque nei laboriosi provvedimenti anti-crisi. Misure di fondamentale importanza, per evitare l'aumento dell'Iva, per trovare le risorse necessarie al trattamento degli esodati e delle popolazioni terremotate, ma soprattutto, per rispettare gli impegni assunti con l'Europa l'estate scorsa da Berlusconi e Tremonti.
“I sacrifici compiuti daranno concretezza alle nostre speranze”, spiega il premier pronto a incontri informali con i ministri Giarda, Passera, Patroni Griffi e col viceministro Grilli. Il lavoro istruttorio proseguirà in serata, a tappe forzate, per mettere nero su bianco le misure che domani mattina dovranno essere illustrate ai sindacati, già sul piede di guerra, ai rappresentati di regioni, province e comuni.
Tagli sul versante della spesa sanitaria, degli enti locali e dei dipendenti statali. La questione politica è che il rispetto degli impegni presi con Bruxelles impone sacrifici pesanti in un clima che, a meno di un anno dall'appuntamento con le urne, è già di campagna elettorale. I partiti che sostengono Monti dovranno votare provvedimenti ‘lacrime e sangue’, sia sul versante della riduzione della spesa sociale sia su quello dell'occupazione.
Per questo Pd e Pdl in particolare chiedono a Monti di poter discutere il pacchetto prima che venga presentato o comunque che prima che sia votato in parlamento senza blindature imposte a colpi di fiducia. Il premier però è tornato dal Consiglio europeo rafforzato e determinato a realizzare nei tempi stabiliti gli impegni assunti con l'Europa. Ecco perché, fugato il rischio di elezioni anticipate, Monti ha già fatto sapere di non aver alcuna intenzione di concedere ai partiti spazio per estenuanti trattative.





