17/07/2019
14/01/2013

Morto Prospero Gallinari, fu uno dei carcerieri di Moro

CRONACA -L'ex brigatista rosso Prospero Gallinari, 62 anni, è morto questa mattina a Reggio Emilia dopo essersi sentito male all'interno della sua auto

L'ex brigatista rosso Prospero Gallinari, 62 anni, è morto questa mattina a Reggio Emilia dopo essersi sentito male all'interno della sua auto. Secondo la ricostruzione della polizia è stato un vicino di casa ad accorgersi che l'ex brigatista era stato colto da malore. Sono intervenuti i sanitari del 118 che lo hanno trasportato in ospedale dove è deceduto.
Gallinari fu uno dei 'carcerieri' di Aldo Moro e  di lui si parlò come l'esecutore materiale dell'omicidio, poi Mario Moretti lo discolpò e se ne assunse la responsabilità.

Gallinari nasce a Reggio Emilia il primo gennaio 1951. Viene arrestato per la prima volta a Torino il 30 ottobre 1974. Il 2 gennaio del 1977 evade dal carcere di Treviso insieme ad altri dodici detenuti per reati comuni. Partecipa alla strage di Via Fani e al sequestro di Aldo Moro. È tra gli inquilini di Via Montalcini, insieme ad Anna Laura Braghetti e a Mario Moretti.

Viene arrestato il 24 settembre 1979 dalla polizia mentre a Roma monta una targa falsa a un'auto rubata. Nel conflitto a fuoco, le forze dell'ordine lo colpiscono alla testa. Tra i documenti sequestrati a Gallinari, un piano particolareggiato per un'incursione di brigatisti sull'isola dell'Asinara, allo scopo di provocare una evasione in massa dei detenuti politici. Durante gli anni di prigionia, non ha mai collaborato con i magistrati. Il 23 ottobre 1988, dal carcere di Rebibbia, Gallinari e altri brigatisti rossi, inviano alla stampa un lungo documento per dire che la «guerra è finita» e lo Stato «ha vinto». Il 24 dicembre 1988, in un altro documento affermano che tutti i militanti delle formazioni armate sono stati arrestati. Nella metà degli anni Novanta, a causa di gravi motivi legati alla salute, dopo quindici anni di prigione Gallinari ottiene i primi permessi per poter tornare a casa. Nel 1996 la pena viene sospesa.