20/03/2019
09/01/2019

Nuove etichette alimentari contro lo spreco di cibo

In Europa su 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari all’anno il 10% è legato alle indicazioni delle date di scadenza



Semplificare le etichette alimentari per ridurre lo spreco di cibo. Una proposta a cui molte aziende stanno cercando di adeguarsi. Da uno studio della Commissione europea risulta infatti che degli 88 milioni di tonnellate di rifiuti alimentari prodotti ogni anno nella Ue, fino al 10% sono legati alle indicazioni della data di scadenza.

In pratica si discute se lasciare solo la dicitura “da consumarsi entro” eliminando quella comune su molti prodotti  “da consumarsi preferibilmente entro”. Il dibattito insomma è tutto sulla parola “preferibilmente”, termine peraltro riportato in maniera diversa nei vari Stati e che può spingere i consumatori a gettare nella pattumiera cibi ancora buoni da mangiare.

Dice la FAO che basterebbe nel mondo un quarto degli 1,30 miliardi di tonnellate di alimenti scaduti per sfamare 815 milioni di persone che non hanno accesso al cibo.

Poco più di un anno fa il Consumer Goods Forum, il Cdf, l’organismo che riunisce 400 aziende del mondo nella vendita al dettaglio aveva lanciato la proposta per migliorare le etichette sui cibi contrassegnate facendo approvare al più presto la standardizzazione delle etichette alimentari entro il 2020. E questo facendolo di concerto con una coalizione di governi, imprese, organizzazioni alimentari, istituti di ricerca e società civile, con l’obiettivo di perseguire il diktat delle Nazioni Unite, ossia dimezzare lo spreco alimentare pro capite riducendo le perdite di cibi durante le catene di produzione e di fornitura, comprese le fasi del post raccolto.

Ma può davvero una dicitura diversa della data di scadenza arginare lo spreco alimentare?

La risposta arriva dal gruppo inglese Tesco che ha rimosso l’etichetta “best before” con gli obiettivi sia di ridurre gli sprechi che di far risparmiare i clienti. Insomma arrivare direttamente alla scadenza obbligatoria fa felici i consumatori.

Un problema che tocca da vicino anche l’Italia, un Paese molto virtuoso visto che è il quarto al mondo nella lotta allo spreco alimentare.
Sul fronte della distribuzione un contributo positivo l’ha dato la Legge Gadda del 2016 che ha previsto sgravi fiscali a favore di chi dona cibo per fini di solidarietà, mentre sul fronte dei consumatori il nodo resta.
La Coop su molti prodotti ortofrutticoli ha deciso di non abolire la dicitura “ da consumarsi preferibilmente entro” perché potrebbe esservi il rischio che circolino sul mercato lotti di merce vecchia, ma la sfida è sul resto.

Far capire, per esempio, al consumatore che su molti prodotti freschi non è difficile calcolare da soli lo stato di buona conservazione e questo potrebbe essere fatto con un’informazione adeguata soprattutto nei punti vendita.