18/12/2014
19/04/2011

Questione di stile

Urla, strilli, volgarità. Nascoste tra storielle, battutine, barzellette si sentono ormai le cose più ignobili. Tra analisi stravaganti e ricostruzioni strampalate sempre più difficile il compito di chi deve tutti sentire e tra tutti mediare

Raccontano i soliti bene informati che ormai si organizzano delle apposite riunioni aspettando l’esternazione.
Lui immancabilmente parla, anzi straparla e loro, i convenuti  prima sorridono, poi si guardano smarriti, poi sbottano non potendone più.
Insomma dire una balla, ripeterla all’infinito, urlarla ai quattro  venti sembra avere il potere di renderla verosimile e convincente.
Individuare un nemico, colpirlo, cercare di distruggerlo, se non ci si riesce aspettare, poi di nuovo ricolpirlo e così via ad ogni occasione utile.
Fregarsene di tutto e di tutti, ignorare le regole ma pretendere che gli altri le rispettino. Convincere tutti che c’è “chi può e chi non può e io può”.
Promettere e apparire, apparire e promettere, promettere di fare sempre e sempre fare promesse.
Parole tante, quando c’è una guerra la propaganda di entrambe le parti si mette al lavoro e ognuno cerca di presentare l’altro come il male assoluto e se stesso come l’incarnazione del bene, anzi del meglio.
Ognuno ha i propri pasdaran, tollerati e benvoluti, tanto si può sempre scaricarli. I guastatori guastano, gli esternatori esternano.
Sempre più difficile l’opera dei ricucitori, di chi pensa che con gli altri ci si confronta e non necessariamente ci si scontra. Una volta si diceva “non condivido le tue idee, ma sono pronto a lottare per fartele esprimere” adesso si pensa che le idee degli altri semplicemente non esistono e non esistendo le idee non esistono neanche gli altri. Sono solo ostacoli da rimuovere.
Fortuna che qualche saggio ancora c’è.


 

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L’angolo acuto
© Riproduzione riservata ( 19 Aprile 2011 )