02/09/2014
03/10/2011

Bossi: "l'Italia
non tiene più"

E’ la risposta del leader della Lega, Umberto Bossi, al richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che qualche giorno fa aveva criticato chi parlava di Padania come una realtà a sé stante dall’Italia

“E’ facile dire da Napoli e da Roma che la Padania non esiste per tranquillizzare, ma tutti hanno capito che l'Italia non tiene più”.
E’ la risposta del leader della Lega, Umberto Bossi, al richiamo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che qualche giorno fa aveva criticato chi parlava di Padania come una realtà a sé stante dall’Italia.

Il fondatore del Carroccio se la prende anche con i suoi, affermando che “nella Lega ultimamente vedo troppa gente che parla a vanvera, troppa gente... addirittura mi fa passare la voglia di far politica tutta questa gente che parla e parla. La gente ci doveva essere all'inizio a fare la Lega, questa gente non c'era”. E poi si dice d’accordo con la posizione di Calderoli, in merito alla questione sul referendum.

I dubbi del governo infatti sono chiari: ritorno al Mattarellum attraverso il referendum o voto anticipato? Sembrano queste le due opzioni possibili al momento per sciogliere l'impasse in cui da mesi si trova l’esecutivo. Pullulano proposte dalla maggioranza divisa tra Lega, con disaccordi al suo interno e Pdl, altrettanto in confusione, per giungere ad una soluzione condivisa e più indolore possibile.

Ma i mal di pancia sono tanti a cominciare dal figlio ribelle di Bossi, non inteso come ‘Trota’ ma l’ex fido Maroni che con i suoi più Casini (sempre ago della bilancia), pensano al voto anticipato. Il padre della legge "porcata", Calderoli, propone invece di trasformare l'attuale legislatura in una costituente, per completare il federalismo fiscale, che sta tanto a cuore ai leghisti. In merito al ‘Porcellum’ il ministro per la Semplificazione afferma che "fummo ricattati da Casini e dall'Udc per introdurre un sistema proporzionale, da Fini che voleva le liste bloccate e da Berlusconi che voleva il premio di maggioranza e - aggiunge - con la collaborazione della sinistra che non disse nulla".

Dal canto suo Casini chiarisce: "con una maggioranza come questa, in stato confusionale, fare una legge elettorale seria e condivisa è come scalare l'Everest a piedi nudi. Molto meglio dare la parola ai cittadini, che e sempre un grande fattore di democrazia".

Intanto c'è chi pensa a una riforma limitata alla reintroduzione delle preferenze, come i ministri La Russa o Saverio Romano, che optano per inserire, nell'attuale legge, i nomi dei candidati scelti.

Non tutti però la vedono così: il sindaco di Roma Gianni Alemanno, allarga il campo delle modifiche possibili: "dopo il clamoroso successo della raccolta di firme referendarie e dopo le prese di posizione dei ministri della Lega Nord, il Popolo della Libertà non può più stare fermo e deve mettere subito sul piatto un proposta di riforma elettorale. Attraverso i collegi, le preferenze e le primarie bisogna ricostruire il rapporto tra elettore ed eletto".

Sul fronte Pd Rosy Bindi liquida così la questione: "un milione e duecentomila italiani, firmano, senza organizzazioni alle spalle, per abolire il 'Porcellum' e propongono un referendum che ha dentro un progetto di legge alternativo. Non si accontenteranno mai dell'inserimento delle preferenze in una legge profondamente sbagliata qual è il Porcellum". L'esponente democratica ipotizza un "governo di responsabilità nazionale" per cambiare la legge elettorale.

Per Antonio Di Pietro "le strade sono due: o elezioni subito o referendum", ma lui crede solo a una delle due: "una volta tanto sono d'accordo sia con Casini sia con Maroni: i tempi sono maturi per andare ad elezioni".

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