20/05/2013
19/08/2012

Assange: “Obama, basta con la caccia a Wikileaks”

LONDRA - Il fondatore dell'organizzazione che ha sconvolto Washington parla dal balcone dell'ambasciata dell'Ecuador

assangeJulian Assange parla per dieci minuti, maniche di camicia e cravatta. In una Londra torrida quasi come Quito. L'atmosfera è a metà tra un circo e una chiesa gospel. A scaldare la folla, come in un concerto rock, l'opening act dell'ex giudice spagnolo Baltasar Garzon: “Julian mi ha incaricato di aprire un'azione legale per difendere i diritti suoi e di Wikileaks”. Barack Obama “faccia la cosa giusta”: fermi la “caccia alle streghe” contro Wikileaks, liberi l'”eroe” Bradley Manning da 815 giorni dietro le sbarre senza incriminazioni, e soprattutto “archivi l'inchiesta dell'Fbi” contro chi mette in piazza i segreti di Stato. 

Dopo due mesi di silenzio, durante i quali si è asserragliato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra, Assange si affaccia a un balcone accolto dai sostenitori e dai media internazionali e sotto lo sguardo attento di decine di poliziotti. “Sono qui oggi perché non posso essere lì con voi. L'oppressione è unita, ma noi dobbiamo essere determinati e uniti contro l'oppressione”,  arringa il creatore di Wikileaks citando le ragazze di Pussy Riot incarcerate in Russia per la 'preghiera punk' anti-Putin.

Appare pallido, dimagrito Julian Assange, due mesi nella 'cella di fatto' della piccola ambasciata alle spalle di Harrods hanno lasciato il segno. Assange ha avuto dal presidente ecuadoregno Rafael Correa l'asilo politico ma non può mettere piede fuori, altrimenti Scotland Yard lo arresta. “Ai miei figli, perdonatemi, ci rivedremo presto”, dice con toni quasi messianici, mentre qualcuno evoca lo spirito di Evita Peron. Non una parola invece, nel discorso da capo di un movimento che non riconosce segreti di Stato, alle accuse di molestie sessuale per cui la Svezia da due anni ne ha chiesto l'estradizione per interrogarlo. Assange teme che siano il grimaldello per l'estradizione negli Stati Uniti, dove potenzialmente lo aspetta un'accusa di tradimento.

Ma questo “é assolutamente impossibile”, ha detto al Financial Times il ministro degli Esteri svedese Carl Bildt: “Non estradiamo in paesi che hanno la pena di morte”. L’intellettuale arabo-svizzero Tariq Ali elogia i nuovi governi di sinistra latino-americani, un trend di cui l'Ecuador è parte: “Dal Venezuela alla Bolivia e all'Ecuador: questi governi radicali socialdemocratici offrono più diritti umani e sociali ai loro cittadini di quelli d'Europa”. Ma Ali resta poi spiazzato quando, gli viene contestato il caso di Alexander Barankov, un 'whistleblower' bielorusso che l'Ecuador si sta preparando a estradare in quella che gli osservatori considerano “l'ultima dittatura in Europa”.