28/08/2014
04/05/2011

Uomini d’onore

Rapporti tra mafia e politica, uso dei pentiti, legislazione speciale, carcere duro, trattative tra stato e mafia, infiltrati e amici. Lottare contro le cosche è sempre più difficile

Bene, bravo, 41 bis.
Dai tempi di “la mafia non esiste”, o “il principale problema di Palermo è il traffico”, molta strada è stata fatta. Tanti uomini e donne impegnati in vari modi nella lotta alle mafie ci hanno rimesso la vita. Risultati ne sono stati ottenuti e anche di rilievo ma la testa della piovra ancora non è stata rescissa e anche i numerosi tentacoli sono sempre lì con la loro capacità di infiltrarsi nelle maglie dello stato, sfruttando connivenze, complicità, interessi comuni.
Una cosa da anni terrorizza i mafiosi di varia estrazione, l’isolamento totale e l’impossibilità di affermare all’esterno la propria presenza e il proprio potere. Appunto il 41 bis. Contro questo particolare regime carcerario si sono scagliati a più riprese tutti i boss e anche le ricorrenti voci di presunte trattative tra cosche e apparati dello stato, sul tavolo avevano l’ammorbidimento di quelle dure norme.
Isolamento totale e indagini finanziarie sembrano essere gli strumenti più adatti per contrastare una criminalità che pur mantenendo un aspetto “militare” è sempre più “imprenditoriale”.
Per questo vanno affinati gli strumenti di indagine, vanno vagliate tutte le informazioni, vanno evitati tutti i depistaggi. E’ un nemico potente, un nemico che forse ci è più vicino di quanto possiamo ragionevolmente sospettare, ma è un nemico che può essere sconfitto colpendolo proprio lì, nel portafoglio, senza nascondersi dietro svariate ragion di stato.
Alle centinaia di persone oneste morte per aver combattuto le mafie, almeno questo glielo dobbiamo.


 

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L’angolo acuto
© Riproduzione riservata ( 4 Maggio 2011 )