01/10/2014
13/04/2012

Nuovo avviso di garanzia per Vendola

Il governatore della Puglia è accusato questa volta di peculato, abuso d'ufficio e falso, in una vicenda che ha a che fare con una transazione da 45 milioni di euro (poi annullata) tra la Regione e un ente ecclesiastico

Si tratta di un ramo dell'inchiesta sullo scandalo della sanità pugliese, quella per capirci che coinvolse Giampi Tarantini e Lea Cosantino, ribattezzata lady Asl dalle cronache di quei giorni. Al centro di tutto ci sarebbe una transazione da 45 milioni di euro tra la regione puglia e l'ospedale cattolico Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari. Tra gli indagati, con Vendola, c'è pure il vescovo di Acquaviva, monsignor Mario Paciello e don Mimmo Laddaga, direttore dell'ospedale.

Il punto riguarda una transazione del 2010: l'ospedale aveva chiesto 80 milioni per la nuova sede e per crediti non riscossi, dopo una lunga trattativa si era arrivati a 42 milioni e mezzo. La delibera che ne aveva assegnati 45 fu poi annullata dalla stessa giunta Vendola. Adesso la questione è finita al Consiglio di Stato, la Regione Puglia sta restituendo 150 milioni di euro all'ospedale per differenze tariffarie.

I magistrati puntano il dito sul fatto che la Giunta aveva stanziato più di quanto richiesto, in regione dicono che è normale, effetto di interessi e rincari. Per Vendola le accuse sono quelle di abuso d'ufficio, peculato e falso, ma lui dice di non aver mai fatto nulla di male e che i motivi per cui è finito sotto inchiesta non sono chiari. Per questo motivo il leader di Sel ha chiesto i resoconti delle riunioni del Csm: “Ci sono stati litigi tra magistrati riguardo il mio ruolo nell'inchiesta -ha detto- quelle carte potranno fare chiarezza”.