23/10/2017
20/03/2017

Omicidio Alpi – Hrovatin: assassini  senza nome

L’appello del Tg3: ri-cominciare a cercare la verità



A 23 anni dall’agguato in cui furono uccisi l’inviata del Tg3 Ilaria Alpi e il tele cineoperatore Miran Hrovatin, la Corte d’Appello di Perugia ha assolto Hashi Omar Hassan, unico accusato per il duplice omicidio di Mogadiscio (20 marzo 1994).
Dopo più di 23 anni di indagini, inchieste della magistratura e parlamentari, gli assassini e i mandanti dell’agguato ai nostri due colleghi dunque non hanno un nome.
 

La decisione della Corte d’Appello di Perugia arriva al termine di un procedimento di revisione della sentenza che aveva condannato Hashi a 26 anni di carcere - di cui 16 scontati -, inflitta dalla Corte d’Appello di Roma dopo l’assoluzione pronunciata in primo grado.


In 23 anni si sono moltiplicati gli interrogativi senza risposta, sono emerse una infinità di incongruenze e lacune, nella ricostruzione e nelle testimonianze , spesso contrassegnate da troppi vuoti di memoria.
La ritrattazione del cosiddetto supertestimone, Alì Rage detto Gelle, la circostanza che ha dato il via al processo di revisione , è stata peraltro raccolta solo grazie all’impegno e alla determinazione di Federica Sciarelli giornalista del Tg3 e conduttrice di “Chi l’ha Visto?” e della collega Chiara Cazzaniga che lo hanno rintracciato in Inghilterra.
 

Alla fine i giudici d’appello di Perugia hanno dovuto riconoscere l’innocenza di Hashi Omar Hassan.
Conclusione a cui del resto era arrivata  la stessa Procura Generale di Perugia. E per il verdetto sono bastati tre quarti d’ora di camera di consiglio!
 

D’altra parte i genitori di Ilaria , fin dal primo momento, si erano dichiarati convinti dell’innocenza di Hashi Omar Hassan, spingendosi fino al punto di affermare che il giovane somalo era solo un comodo capro espiatorio.


In attesa di leggere le motivazioni della sentenza,  non si può che trarre una conclusione: in questi 23 anni qualcuno ha lavorato per allontanare la verità, in tanti hanno avuto interesse a nascondere le ragioni del delitto.
E il duplice omicidio di Mogadiscio - come è nuovamente emerso dallo stesso processo di Perugia - non fu conseguenza né di un tentativo di rapimento né di una rapina finita male.
Non fu un fatto casuale. Fu deciso per fermare il lavoro di Ilaria e Miran sui molti traffici illeciti che passavano dalla Somalia.


Ci rivolgiamo dunque ai Presidenti di Camera e Senato, alla Magistratura, alla Procura di Roma, - che oggi indaga sulle false dichiarazioni di Gelle - alla Rai perché ogni sforzo venga fatto, perché ogni strada venga battuta , sul piano giudiziario ed anche parlamentare, per dare giustizia ad Ilaria e Miran.


Chiediamo che non cada nel vuoto l’appello di Luciana Riccardi Alpi: “Voglio sapere - ha detto la mamma di Ilaria - chi ha costruito false piste, chi ha lavorato per allontanare ogni possibilità di individuare quanti hanno ordinato il duplice omicidio di Mogadiscio”.


Il caso Alpi-Hrovatin è giunto ad un bivio: o si afferra ora il bandolo della matassa di misteri e depistaggi, oppure la ricerca della verità sarà compromessa per sempre.


La richiesta della mamma di Ilaria è anche la richiesta del Tg3.

 

Il Comitato di Redazione del Tg3