18/08/2019
18/07/2019

In arrivo l’infermiere di famiglia. Presto negli ambulatori a fianco dei medici

Operativo a breve in alcune regioni. Secondo la Federazione degli infermieri ne servirebbero almeno 31 mila





Saranno un aiuto non indifferente per i nostri medici di fiducia e che presto ci abitueremo a trovare negli ambulatori pronti per un prelievo di sangue, per una medicazione o per assistere un paziente a domicilio.

Gli infermieri di famiglia potrebbero presto diventare una realtà in tutta Italia.

Già alcune regioni, tra cui Lombardia, Piemonte, Toscana e Lazio, hanno deliberato per la loro introduzione, mentre altre, Friuli, Emilia, Puglia e Valle D’Aosta, hanno attivato delle sperimentazioni.

In Parlamento si moltiplicano le iniziative in tal senso. Un disegno di legge è stato appena presentato in Senato e un altro sarà depositato in questi giorni.

La nuova figura, secondo le intenzioni del legislatore, dovrebbe occuparsi dei bisogni complessivi delle famiglie sia in campo preventivo che assistenziale. La Fnopi, la Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche, ha calcolato che per far fronte nell’immediato al bisogno di salute sul territorio delle persone con patologie croniche e non autosufficienti servono per l’assistenza almeno 31 mila infermieri, uno ogni 500 persone con queste caratteristiche.

Uno dei nodi più difficili da risolvere riguarda la forma contrattuale di queste figure professionali. Se non dipendenti delle aziende sanitarie potrebbero essere dei liberi professionisti o convenzionati con il Sistema Sanitario Nazionale, proprio come i medici di famiglia, dividendo in questo modo, con il medico di base, il rischio d’impresa.

L’idea è quella di creare ambulatori con micro equipe per garantire cure e assistenza a 360 gradi. In questo modo potranno essere garantite le prestazioni maggiormente richieste dai pazienti, come prelievi, piccole medicazioni, iniezioni, controllo e monitoraggio dei parametri vitali, migliorando l’accesso e l’utilizzo dei servizi sanitari pubblici.

Inoltre medici e infermieri insieme potrebbero lavorare anche su un fronte sanitario scoperto sul territorio, quello dell’educazione alla salute oltre a garantire in maniera più continuativa l’assistenza ai pazienti che non possono recarsi in ambulatorio a causa di gravi patologie.

“L’infermiere di famiglia, dice Barbara Mangiacavalli, Presidente Fnopi, è la naturale risposta alla richiesta dei cittadini di interventi strutturati, di ampio respiro e che richiedono continuità e trasversalità. L’asso nella manica per soddisfare i bisogni emergenti e sempre maggiori di cronici e non autosufficienti i cui numeri sono in costante crescita”.