06/06/2020
11/05/2020

Il rilancio del Made in Italy. Per l’olio una cura da 400 milioni

Fondi e ristrutturazione della filiera produttiva. L’Italia riparte dall’olio




Mentre la quasi totalità dell’economia italiana è in attesa di ripartire, si moltiplicano gli inviti a consumare italiano per rilanciare il Made in Italy  soprattutto nel settore agroalimentare, uno dei pochi che non si è mai fermato.

Ma consumare italiano non è poi così scontato visto che molte materie prime provengono dall’estero. Se parliamo di olio extravergine di oliva poi i conti sono presto fatti. L’Italia produce circa 300 mila tonnellate di olio, ne consuma 500 mila e ne esporta 300 mila. Pertanto deve per forza acquistare dagli altri Paesi almeno 400 mila tonnellate di olio l’anno. Olio che in gran parte proviene  dalla Spagna che solo lo scorso anno ci ha fornito il 79% della produzione.

In realtà non è sempre stato così.
20 anni fa eravamo leader mondiali assoluti, prima che esplodesse la produzione spagnola che piano piano ha allargato sempre di più il divario con l’Italia.
Un gap diventato enorme lo scorso anno quando Madrid ha toccato quota 1,79 milioni di tonnellate di olio prodotto, oltre 10 volte la quota italiana.

Adesso però qualcosa potrebbe cambiare per l’immissione di risorse importanti che derivano dal Piano per la rigenerazione olivicola della Puglia a seguito dell’epidemia di Xilella .
A questo vanno aggiunti altri fondi che portano a un totale di 400 milioni.

Ma per gli operatori del settore i fondi da soli non bastano.
È necessario accoppiarli a una profonda ristrutturazione dell’intera filiera produttiva. Ampliare gli oliveti affidandosi a tecniche agronomiche moderne, puntare sempre di più su innovazione e ricerca.
Serve poi, sottolineano sempre gli operatori, partire da un nuovo sistema Ue di classificazione dell’extravergine che valorizzi il prodotto con acidità più bassa e un maggiore contenuto di polifenoli.
È necessario insomma puntare su una maggiore qualità del prodotto incentivando contemporaneamente l’aggregazione tra i produttori.