20/12/2014
21/08/2011

Autunno nero
per l'occupazione

Nel 2011 verranno persi 88 mila posti di lavoro. Secondo lo studio di Unioncamere l'emorragia rallenta ma vanno male l'industria e le costruzioni. Il calo investe piccole e medie imprese e colpisce di più il sud. Solo il 28,6% delle giovani coppie riesce a risparmiare

lavLe prospettive sono inquietanti. Anche se l'emorragia dei posti di lavoro segna un rallentamento, l’ autunno sarà nero per l'occupazione. A fine 2011 il saldo per le imprese con almeno un dipendente, circa un milione e  mezzo,  segna - 88mila, pari a un calo dello 0,7%.

Più a rischio il lavoro nelle piccole e medie imprese e, a livello geografico, è il Sud a mostrare un deciso affanno. Nel 2010 il saldo negativo era stato di 178mila unità, -1,5%. Peggio ancora era andata nel 2009, anno clou della crisi: 213.000 i posti bruciati, pari a -1,9%.

Nei dati del centro studi Unioncamere il corrente anno vede quasi 44mila entrate in più rispetto al 2010 e 47mila uscite in meno ma, anche a causa dell'accresciuta incertezza sulla scena internazionale, l'inversione di tendenza non sembra essere alle porte per le imprese dell'industria, commercio e servizi. Per il settore industriale a fine 2011 è attesa una perdita di quasi 59mila unità -1,2%; meglio i servizi che dovrebbero fermarsi a quota -29mila unità -0,4%. Crollo invece per le imprese delle costruzioni con quasi 29mila posti in meno. Unico segno positivo i servizi avanzati, dove le imprese pensano di incrementare di circa 1.500 unità i propri dipendenti.

Le famiglie giovani fanno sempre più fatica ad andare avanti, indebolite dalla crisi economica. Solo 3 su 10 tra i nuclei dove il capofamiglia non ha più di 35 anni riesce ad accumulare qualche risparmio. E il 40% vive in affitto. Sono questi i principali risultati del progetto 'Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali' di Censis e Unipol.

Dall'indagine emerge, quindi, che solo il 28,6% dei capofamiglia fino a 35 anni indica che è riuscito a mettere da parte qualcosa, rispetto a una percentuale più alta il 38% riferita ai capofamiglia di 45-54 anni. E sono le famiglie più giovani quelle che in quota maggiore spendono tutto il loro reddito mensile 58,4% contro la media del 52,5% e che sono costrette a indebitarsi 5% contro la media del 3,7%.