25/07/2014
21/04/2011

Lingua
Madre

Quando in sala parto non si può fare a meno dell'interprete

Vesti.ru del 20 aprile 2011


Lingua madre

Quando in sala parto non si può fare a meno dell'interprete
di Oleg Yakhontov
C’è un ospedale a San Pietroburgo con un reparto maternità dove è ormai necessaria la presenza costante di interpreti. Succede sempre più di frequente, infatti, che nelle strutture ospedaliere russe capitino le mogli incinte dei lavoratori immigrati, arrivati da paesi limitrofi, come Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Azerbaijan.
Sono poche quelle che parlano e capiscono il russo e che, di conseguenza, sanno rispondere con sicurezza alle domande dei medici. Il che complica non poco la loro degenza in ospedale.
Solo nell'anno appena trascorso, nel reparto di maternità dell'Azienda Ospedaliera N°16 di San Pietroburgo hanno partorito 500 donne straniere, alcune delle quali mai passate dai consultori, né tanto meno che si erano sottoposte ai normali controlli medici durante la gravidanza. E il russo non è uno scoglio da niente…
Per cui, se i mariti, quasi tutti operai edili, se la cavano con la “grande e potente lingua russa”, le donne tutto sommato possono farne a meno, almeno fino a che non arrivano in sala parto. Ed è là che, come dice il direttore sanitario dell'Azienda Ospedaliera N.16, dottor Vladimir Shapkajtsa, nascono difficoltà di comunicazione:
"Questo reparto esiste da 25 anni e donne straniere sono sempre arrivate. Prima, però, si trattava di una ogni tanto, oggi sono parecchie. Ma noi ce la siamo sempre cavata; continuiamo, e continueremo in futuro, a fare di tutto per superare ogni eventuale difficoltà. In effetti questa situazione nuova non si è creata dall’oggi al domani: c'è sempre stata - e magari sempre ci sarà. Noi, come staff medico, siamo preparati ad affrontarla giorno dopo giorno. Certo, arrivano persone che non parlano una parola di russo e a quel punto sorgono inevitabili problemi di comunicazione, che cerchiamo di risolvere al volo in due modi: o attraverso un parente della partoriente, che magari parla un po' la lingua, o tramite qualche altro paziente della stessa provenienza culturale”.
Il problema serio nasce quando qualche gestante si rifiuta di firmare il consenso informato per le terapie urgenti, perché non capisce cosa c’è scritto sul documento. E succede anche che, dopo il parto, il medico non sappia a quale residenza registrare il neonato, dal momento che le madri vivono col marito nelle baracche o nelle roulotte piazzate direttamente nei cantieri edili.
Giungono allora in soccorso dei medici le comunità straniere di San Pietroburgo, che intervengono - tra l'altro - gratuitamente. Ma, come dice il presidente della Comunità Uzbeka Alidjan Kahjdarov, fornire gratuitamente il servizio di interpretariato presenta non poche difficoltà.
"Tante volte arrivano donne che non sanno spiegare esattamente da dove vengono: sono spesso donne senza regolari documenti di soggiorno. Provano a farsi capire in uzbeko o tagiko; e non è detto che l'infermiera di turno sappia cosa significhino "djamiat" o "mirkazy" (ovvero quartiere e provincia). Noi forniamo interpreti bilingui uzbeko/tagiko o kirghiso, che vengono convocati in ospedale secondo necessità, e che lavorano come volontari non pagati”.
Non è un caso che tutto ciò succeda proprio in questa azienda ospedaliera, perché si tratta di una struttura, unica nel suo genere, che svolge anche funzione di "osservatorio". In essa convivono infatti due reparti maternità, in uno dei quali vengono ricoverate donne provenienti da condizioni particolari, magari disagiate, donne senza documenti o senza fissa dimora. Oltre a loro, ci sono anche le mogli degli immigrati per motivi di lavoro