18/01/2019
28/12/2018

Cina. È caccia al riso italiano. Primi in Europa per produzione

Carnaroli e Arborio le varietà più richieste a Pechino per i risotti. I nostri chicchi più preziosi custoditi nella banca del riso di Vercelli




Ancora non mangiamo tanto riso come i cinesi, ma quanto a produttività  in Europa non ci batte nessuno con il 50% della produzione totale.

E ora anche la Cina è più vicina se l’Ente Nazionale Risi ha annunciato da poco che finalmente Pechino ha aperto anche ai nostri mercati.

Gli ultimi raccolti sono andati benissimo. Un milione di tonnellate prodotte in un anno. Poco più della metà esportata in Paesi europei, una parte meno consistente, 120 mila tonnellate, verso Paesi terzi e il resto, 400 mila tonnellate, venduto nel mercato interno. Tra Ue e resto del mondo il valore dell’export ha superato i 500 milioni di euro.

Una ricerca del Crea (Ente italiano di ricerca agroalimentare) e dell’Università  di Milano ha catalogato in 351 le varietà di riso costituite dal 1850 a oggi. A Vercelli esiste una banca del riso che le conserva tutte. Un tesoro che si arricchisce di anno in anno perché in quei chicchi così preziosi c’è il segreto dei nostri risotti che salva una grossa fetta del Made in Italy nel mondo.

Tra l’altro in Italia negli ultimi 20 anni il prodotto si è fortificato. Oggi, grazie al continuo lavoro di miglioramento genetico, il nostro riso è più resistente a funghi e parassiti, nasce da una pianta più minuta rispetto agli anni 50 e ha un ciclo di coltivazione più breve. Tra le varietà più amate Carnaroli e Arborio, due varietà tipicamente italiane e regine del risotto.

Ed è proprio con questo piatto tipicamente nordico che l’Italia vuole sfondare nel Paese del Dragone dove al riso italiano è sempre stato impedito di entrare. Un divieto nato dal fatto che secondo la Cina esisteva il pericolo della presenza di un coleottero parassita nelle derrate provenienti dell’Italia.

Il mercato cinese, con un consumo stimato in 500 milioni di persone, è sempre stato uno degli obiettivi della risicoltura italiana e in particolare dell’industria di trasformazione. Ora che il problema del parassita sembra essere superato si aprono nuove prospettive per chi vuole esportare.

I cinesi, abituati a consumare il riso in tutti i modi, sono ora interessati a nuovi piatti e il risotto sta avendo nel Paese, grazie anche al web, un successo superiore alle aspettative. E il risotto, si sa, può essere preparato nella sua maniera ottimale con varietà prodotte in Italia e a Pechino non ancora presenti.

E così se prima vendere riso ai cinesi poteva sembrare un’assurdità come vendere frigoriferi agli eschimesi, ora tutto sta cambiando e per le risaie della Pianura padana si aprono nuovi orizzonti.