2011 anno nero, record fallimenti
VENEZIA - Oltre 11.660 aziende hanno chiuso, mai così tante negli ultimi quattro anni di crisi
La notizia è inquietante. In Italia nel 2011 oltre 11.660 aziende hanno chiuso i battenti per fallimento, un dato mai toccato in questi ultimi 4 anni di crisi. A sostenerlo è la Cgia di Mestre, Associazione Artigiani piccole Imprese, secondo la quale “questo dramma non è stato vissuto solo dai datori di lavoro, ma anche dai dipendenti che secondo una prima stima, in almeno 50 mila hanno perso il posto di lavoro”.
Un record che ci segnala quanto siano in difficoltà le imprese italiane, soprattutto quelle di piccole dimensioni che rappresentano il motore occupazionale ed economico del Paese. “La stretta creditizia, i ritardi nei pagamenti e il forte calo della domanda interna - segnala il segretario della associazione Giuseppe Bortolussi - sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli a portare i libri in Tribunale”.
Inoltre il fallimento non è solo economico, spesso viene vissuto come un disastro personale che, in casi estremi, ha portato decine e decine di persone a togliersi la vita. “La sequenza di suicidi e di tentativi di suicidio avvenuta tra i piccoli imprenditori in questi ultimi mesi - prosegue Bortolussi - sembra non sia destinata a fermarsi. Solo in questa settimana, due artigiani, a Bologna e a Novara, hanno tentato di farla finita per ragioni economiche. Bisogna intervenire subito e dare una risposta emergenziale a questa situazione che rischia di esplodere”.
Dalla Cgia arriva anche una critica ai dati sui redditi resi noti ieri dal dipartimento delle Finanze del Tesoro. “E’ un falso statistico, anzi, una forma di analfabetismo fiscale. Non è vero che gli imprenditori guadagnano meno dei dipendenti”. Le comparazioni vanno fatte tra soggetti omogenei. Se confrontiamo il reddito di un artigiano e quello di un suo dipendente, si scopre che il primo guadagna il 42% in più del secondo”.





