
Uno sguardo su tutto il mondo del fumetto e su tutto il mondo, visto dai fumetti
Roberto Recchioni, al crocevia con l'Inferno
Stare dalla parte di Asso Merrill, perché Chris Chambers è già morto
( -primo incrocio-)

Parte di tavola tratta da "Lone Wolf and Cub" di Kazuo Koike e Goseki Kojima.
Il primo bivio del Meifumado
Alan Moore, nel suo fumetto totem, "Watchmen", alterna i capitoli a fumetti con inserti totalmente letterari.
Nel primo di essi, si può leggere un "estratto" del libro scritto da Hollis Mason, uno dei protagonisti della vicenda.
Mason racconta, nel libro, di aver chiesto consiglio alla signora che lavora alla drogheria all'angolo, sul come attaccare a raccontare la sua storia, perché non sa da che parte cominciare.
Alan Moore, per bocca di Denise - questo il nome della commessa - gli risponde: "Comincia con la cosa più triste che ti viene in mente e guadagnati la simpatia dei lettori. Tutto il resto è una passeggiata, credimi."
Per cominciare a parlare di Roberto Recchioni, trovandomi nella stessa situazione di impasse di Hollis Mason, seguirò il consiglio di Alan Moore/Denise.
La cosa più triste che mi viene in mente pensando a Roberto Recchioni, è una giornata al mare di almeno 15 anni fa. Il mare, o meglio la spiaggia, è quella dei Grottini, a Santa Severa, "ridente" località balneare a una 50na di km a nord di Roma.

Ci si era recati perché chi sta scrivendo questo pezzo ha lì la classica casetta al mare (dei genitori, ovviamente). Sarà stata primavera inoltrata, i primi scampoli d'estate ad affacciarsi.
Della compagnia facevano parte appunto Roberto Recchioni, allora esaltato scrittore di Dark Side, Battaglia e Zelda, streghetta alla moda; Gianni Tarquini, allora traduttore di fumetti e proprietario dell'Infinity Shop, negozio di fumetti più cool di Roma; Lorenzo Bartoli, allora giovane promessa vinta del fumetto italiano, con il suo Arthur King e già caporedattore del rinato "Tirammolla"; Elisabetta Melaranci, illustratrice, colorista, inchiostratrice e donna di Roberto Recchioni; Flavia Scuderi, disegnatrice di "Zelda, streghetta alla moda" e forse lei, invece, allora, donna di Roberto Recchioni (entrambe sono state con Roberto - in momenti diversi, chiariamo. Il successo con le donne è una delle tre cose che gli riesce meglio nella vita); poi credo anche Paolo "Ottokin" Campana, allora (come adesso) grafico sublime.
Il ricordo è ormai vago, fu una gita estemporanea, la mia frequentazione con loro era schizofrenica come più o meno tutto il resto dei miei rapporti col genere umano. Sono rimaste sensazioni, macchie di colori e di emozioni, flash di risate e calore e caldo, più che un resoconto preciso e puntuale. Eravamo una simpatica massa di cazzoni, giovani, belli e spensierati, più o meno alla conquista del mondo, in una pausa ricreativa balneare prima di tornare alla scalata al successo.
Però una cosa me la ricordo benissimo. Roberto con la sua t-shirt da basket e Roberto che se la toglie in spiaggia. Roberto già con i vestiti indosso è un magrissimo pennellone, il classico manico di scopa; senza maglietta, all'improvviso appare un grissino. Definirlo "pelle ed ossa" sarebbe esagerato, perché già vorrebbe dire che sopra le ossa c'era qualcosa. Era un mucchio d'ossa (cit.) con indosso dei pantaloni troppo larghi.
La più perfetta raffigurazione cristologica che si possa realmente incarnare. Perché su questa massa (in)corporea si allungavano e si stagliavano una serie di solchi di cicatrici cheloidi, come se qualcuno diverse volte gli avesse aperto la schiena e il petto con un trinciapollo, e anche di fretta, e poi avesse richiuso al volo usando l'Attack.
Io lo guardo, Roberto si gira e fa "Allora, famo due tiri con la palla?" e inizia a dimenarsi come uno scalmanato con gli altri, in una versione all'amatriciana del Beach Volley.

(in questa spiaggia Roberto Recchioni a metà degli anni '90 è venuto a giocare a pallavolo, a torso nudo.
Per favore, ora non iniziate a venire e ad attaccare i lucchetti ai lampioni)
A me sale la paura che all'ennesimo allungamento di braccia, tutte le cicatrici si debbano per forza riaprire come una zip, ma Roberto salta e urla come un matto senza problemi e come se niente fosse. Idem tutti gli altri attorno a lui.
Mi sembra assurdo che uno che sembra appena fuggito da una maldestra autopsia di qualche scienziato pazzo, stia come se niente fosse a tirare pugni ad una palla e a fare il provolone con la sua donna, e con la coda dell'occhio aspetto il momento della scena splatter. Roberto se ne fotte altamente, rimane tutto intero e vince pure la partitella.
In realtà fu una giornata splendida, ma a me rimase addosso a lungo una immensa malinconia, al pensiero dell'ossimoro tra il corpo martoriato di Roberto, e l'energia che lui ci tirava fuori.
Ora, tornando a citare "Watchmen", se la teoria di Denise è esatta, dovrei avere tutta la vostra simpatia, e il resto sarà una passeggiata. Quindi ora vi posso raccontare tutta la roba per la quale probabilmente state leggendo questo articolo.
Fumetti. Qui si viene a leggere e a parlare di fumetti. E di fumetti Roberto da allora ne ha scritti tantissimi (e disegnati alcuni).
Tra il trash e il cult (diciamo molto camp) c'è "Pugno", "Spaghetti Manga" con protagonista un Dragon Ball wannabe, per una casa editrice storica e blasonata come la Comic Art, in quel momento ormai in debito di ossigeno in un mercato sempre più complesso e compresso.
Indipendente e pop, la sua produzione per l'autogestita e autoriale Factory: oltre a Battaglia in coppia con Leomacs, anche "Lost Kidz" in coppia con Walter Venturi, un numero del massacratore in coppia con Stefano Piccoli, il nunero unico de l'uomo Atomico, in coppia con Luca Bertelé.
La Factory si basava su un meccanismo editoriale ed economico fino a quel momento inedito in Italia (e rimasto ancora adesso unico esempio): la linea produttiva si alimentava con i proventi dei lavori per un'altro editore, l'Eura. Gli autori della Factory lavoravano per la casa editrice di Skorpio e Lanciostory e quello che guadagnavano lo re-investivano nella loro etichetta.
Insomma, non la classica autoproduzione con spinta dal basso per raggiungere la professionalità, ma una autoproduzione sostenuta da neo-professionisti.
Con l'Eura, appunto, escono storie libere per Skorpio e Lanciostory, l'ideazione e la sceneggitura di Logan, la co-ideazione e le co-sceneggiature, per Detective Dante e John Doe (insieme a Lorenzo Bartoli).
Quest'ultima serie è ancora sulla cresta dell'onda (con la recente aggiunta al timone del guascone Mauro Uzzeo), rinata dalla cenere dell'Eura, con l'Aurea Editoriale.
Irruzioni nel gelido e contorto mondo delle multinazionali, con alcuni scritti per la Disney.
E poi ancora ideatore e scritore di personaggi come il Billy the kid zombie della graphic novel "Ucciderò ANCORA Billy the Kid" per le edizioni BD e l'avventuriero - suo malgrado - della miniserie "Davide Murphy - 911" per la Panini.
Sempre per la Panini, cura l'adattamento a fumetti delle "Cronache del Mondo Emerso" di Licia Troisi. La versione fumettistica, seppur inizialmente travolta dalle polemiche per accuse di plagio nelle illustrazioni (ma questa volta Recchioni è assolutamente - stranamente - innocente), è arrivata alla sua terza edizione e ha venduto in Italia, Spagna, Germania e Francia.
E non manca il confronto come sceneggiatore con due giganti dell'editoria italiana, come Diabolik e Dylan Dog.
Tra i progetti futuri, in lavorazione, "Caravaggio", con Giulio Gualtieri ai testi e Paolo Ongaro ai disegni; "Monolith" previsto come fumetto con le matite Werther Dell'Edera e film con la regia di Giacomo Cimini; una miniserie a colori per Bonelli, ancora avvolta da un rigorosissimo silenzio stampa (ma che si preannuncia rivoluzionaria per l'editore di Tex) con Emiliano Mammucari, Gigi Cavenago, Davide Gianfelice, Alessandro Bignamini, Massimo Dall'Oglio, Giorgio Santucci, Werther Dell'Edera e Massimo Carnevale, prevista in uscita per il tardo 2012.
La carriera di Roberto, romano (de Roma) - classe 1974 - è vasta e varia: contando anche le sue incursioni come disegnatore, redattore, curatore di riviste, studioso e pensatore non solo nel campo dei fumetti - ma anche nel cinema e nei videogiochi - non è facile inquadrarlo in una classica categoria del settore.
Tanto è vero che ci è voluto lui stesso, per darsi un ruolo: "la rockstar del fumetto italiano".
Così autodefinitosi ironicamente, è stato più volte col tempo rilanciato dalla stampa non specializzata (che ama definizione forti e tagliate con l'accetta) con questa "identità", tanto da fare alla fine autoavverare la profezia.
Tra le altre definizioni che Roberto dà di se stesso, ci sono "nichilista speranzoso", "fascista zen", "anarchico reazionario", "attention whore".
Tutte provocazioni o citazioni, ma che ugualmente - ribadite così forti e così platealmente all'interndo dell'attuale mondo del fumetto italiano, composto in gran parte da autori con l'estro di un paguro e spesso con mentalità impiegatizia - hanno contribuito a creare la sua immagine e a portarlo alla ribalta della critica e alle attenzioni dei lettori (e creando qualche frizione con i suoi amici, colleghi e collaboratori, non sempre felicissimi di essere "oscurati" dall'esuberanza mediatica di Roberto, o di doversi sempre e comunque confrontare - volenti o nolenti - con essa).
E Roberto cavalca questa ribalta con un misto di assoluta incoscienza e preciso calcolo scientifico, cosa che gli permette di non cadere mai dalla sella, o meglio ancora, di dare questa impressione.
Quindi, se si ritrova nella controversa situazione di essere un autore vicino alla Destra (situazione che può portare a terribili ostracismi e porte chiuse, vedi alla voce Jacovitti) in occasione di una intervista e di un pezzo su di lui, sul "Secolo d'Italia", subito si dichiara colpevole di troppa ingenuità, ne approfitta per cavarci un pezzo di studio massmediologioco per il suo blog, e si smarca a sinistra presenziando in questo inserto de "Il Manifesto" che più rosso non si può.

Se Luca Telese lo fa assurgere, con il suo Dylan Dog, al ruolo di bandiera dello schieramento contro l'accanimento
terapeutico, e il Sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, lo attacca accusandolo di non avere pietà e rispetto umano verso i malati, lui si limita a presentare il suo curriculum ospedaliero e a rispondere: "ma la storia, lei l'ha letta, veramente?", ottenendo subito - dalle pagine del Corriere della sera le scuse della portavoce del Family Day, che in effetti no, non aveva letto nulla, parlava per preconcetti.
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Abbiamo appena attraversato il primo incrocio, nella camminata sulla strada per l’inferno in compagnia di Roberto Recchioni.
La passeggiata continua nei prossimi giorni e nei prossimi articoli.
Se siete tra quelli che vanno subito a sbirciare chi è l’assassino nei romanzi gialli, e vogliono sapere per prima cosa come finisce la storia, potete fare un salto QUI.
Oppure aspettate con calma, in attesa del proseguio del racconto, con il fratello anoressico di Charles Manson, una intervista veramente a cuore aperto, disvelamenti di meraviglie e rivoluzioni prossime nel mondo del fumetto popolare italiano e un sacco di donne che fanno la fila per innamorarsi e cadere ai piedi di un artista "maledetto" e "condannato" (o meglio, di una delle tante maschere che lui indossa).