01/11/2014
20/09/2011

Al via il processo
alla Commissione
Grandi Rischi

Nella primavera del 2009, avrebbero lanciato "segnali rassicuranti" sullo sciame sismico in Abruzzo, culminato poi con la scossa del 6 aprile del 2009 che uccise 309 persone

E' iniziato oggi a L'Aquila il processo contro i sette componenti della Commissione Grandi Rischi che, nella primavera del 2009, avrebbero lanciato "segnali rassicuranti" sullo sciame sismico in Abruzzo, culminato poi con la scossa del 6 aprile del 2009 che uccise 309 persone.

I sette imputati, tra cui scienziati e tecnici della Protezione Civile e dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo. Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Secondo le tesi dei pm, nella riunione dell'organismo consultivo della Presidenza del Consiglio del 31 marzo 2009, una settimana prima della devastante scossa, ci fu "una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione all’attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico" e dopo quella stessa riunione la Commissione fornì ai cittadini "informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione".
 
Dei sette imputati l'unico presente è Bernardo De Bernardinis che ha dichiarato: “ritenevo importante esserci perché questa è la mia terra e anche per sottolineare la professionalità e la qualità degli altri pubblici funzionari. Sono abruzzese, lo dovevo anche alla gente del luogo”.

Le parti civili, tra le quali anche il Comune de L'Aquila, chiederanno un risarcimento di 50 milioni di euro.

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