19/09/2019
09/08/2011

Quando c'era
il Muro
di Berlino

Una notte di 50 anni fa, quando il Muro di Berlino fu finito, Klein Glienicke si trasformò nella comunità più sorvegliata al mondo

Interaksyon, il portale all news di TV5  Filippine, 8 agosto 2011

Il paesino che il Muro di Berlino tagliò fuori dal mondo
di Deborah Cole


Postdam – Una notte di 50 anni fa, quando il Muro di Berlino fu finito,  Klein Glienicke si trasformò nella comunità più sorvegliata al mondo.
A causa di uno scherzo della storia tumultuosa di quegli anni e per via di un altro scherzo, stavolta della geografia, quella frazione di Postdam su un piccolo territorio a ferro di cavallo si trovò di colpo e di fatto,  e con tutti i suoi 500 abitanti, in Germania Est, ma completamente circondata dalla parte più ricca di Berlino Ovest.
Gli abitanti di Klein Glenicke e i loro vicini, anzi vicinissimi, occidentali potevano addirittura vedere cosa succedeva dietro le finestre di ciascuno, ma era proibito, “verboten”, anche il più innocente cenno di saluto, pena l'espulsione. Guai a chi veniva sorpreso ad avere rapporti, anche sporadici e superficiali, con il "nemico". Ma distanze così ravvicinate facilitarono la fuga di decine di persone, che riuscirono a fare, cioè, proprio la cosa per la quale il Muro era stato costruito.
Per questo motivo la repressione fu per anni tremenda, tanto che - nel tempo - gran parte degli abitanti originari furono sostituiti con soggetti più fedeli al regime.
Klein Genicke, che fino a quel momento era stato solo un tipico insediamento di casette in stile Prussiano, divenne "zona di massima sicurezza", con le strade sempre illuminate a giorno dai fari che costellavano il Muro per tutta la sua lunghezza, come in un carcere.
Gitta Heinrich ha sempre abitato qui, e in quel villaggetto da cartolina sul Canale Teltow, che separa Berlino da Postdam, ha visto prima il Muro venire su dal nulla e poi andare giù, stavolta tra grandi festeggiamenti, che finirono col confondersi con quelli suoi privati, perché quel giorno era anche il suo compleanno. Oggi, a 69 anni, la signora Gitta conserva il nitido ricordo delle fughe rocambolesche, delle sparatorie lungo il Muro e di quell’attentato fallito contro un ufficiale della DDR.
"Era come vivere in un'enorme prigione. Vivevamo nel paesino più piccolo di tutta la Germania Est, che avevano cinto di un Muro così alto che si vedeva ad ogni passo fuori di casa".
Quel 13 agosto del 1961, quando il paesino rimase sigillato da un confine invalicabile, Gitta se lo ricorda chiaramente.
"Fu uno shock. Ci avevano chiuso il ponte, non si poteva più andare in giro senza documenti di riconoscimento e il mio fidanzato non poteva più venirmi a trovare. All'inizio il Muro era poco più di una recinzione, ma quando nel 1965 il filo spinato fu tutto sostituito dal cemento armato, la situazione peggiorò".
Negli Anni ‘20 Klein Genicke era stato meta di villeggiature eleganti, ci arrivavano tutte le stelle del cinema impegnate nei vicini Studi Babelsberg, quelli dove aveva cominciato anche Marlene Dietrich.
Il Muro ne aveva fatto in fretta e furia un’attrazione della Guerra Fredda. Cinquant'anni dopo, di quel Muro non resta che il ricordo, raccontato nella mostra dedicata allestita in un castello nelle vicinanze. Il curatore della mostra, Jens Arndt, si è trasferito qui da Berlino dodici anni fa.
“Prima del 1989” ci dice, “gli Occidentali non avevano la più pallida idea di come fosse vivere nella cittadina prigioniera del Muro. Era una mini enclave circondata dai ‘nemici del popolo’ ”, dove i ‘nemici del popolo’ erano i “capitalisti” residenti a Berlino Ovest. "Per la polizia della DDR rappresentava la zona più difficile da difendere".
Nella mostra allestita in occasione del cinquantenario della costruzione del Muro, il pezzo principale è il plastico di Klein Glenicke che l'esercito della DDR aveva costruito per pianificare le ronde di guardia e le strategie di "messa in sicurezza" dei punti vulnerabili del confine di cemento.
Di cose su cui stare all'erta ce n’erano in abbondanza.
Autisti di ambulanza e operai specializzati approfittavano spesso delle missioni a Klein Glenicke per scappare. Nel 1968, furono uccisi in uno storico scontro a fuoco un ragazzo di 21 anni con grandi sogni per il futuro e una guardia di frontiera di 26 che aveva a lungo progettato la fuga.
Nel 1973 due famiglie fuggirono attraverso un tunnel di 19 metri che avevano scavato in cantina con una paletta da bambini, giusto per non destare sospetti. La loro spettacolare “diserzione” portò all’ispezione sistematica e regolare di tutte le cantine.
Un funerale del 1962 rimane oggi documentato attraverso una serie di commoventi scatti fotografici. La famiglia proprietaria dell'unica macelleria del paese era scappata nel 1950, lasciando a Klein Glenicke l'anziana madre. Quando la donna morì, nessuno dei suoi familiari ottenne il permesso di tornare per prendere parte al funerale. Il rito funebre fu tenuto quindi nella chiesetta più vicina al confine, che al tempo era ancora una recinzione di ferro e filo spinato.
Le foto raccontano dei figli in lacrime a Berlino Ovest, cioè dall'altra parte del filo spinato, e di un parroco che celebrava a voce alta per farsi sentire di qua e di là dal confine.
Chiunque fosse colto in atteggiamenti "sospetti" veniva immediatamente deportato altrove e la sua casa data a nuovi abitanti più fedeli al regime.
"I nuovi arrivati erano sempre poliziotti, doganieri e agenti della Stasi" ci racconta Arndt.
La signora Heinrich, invece, insegnava ginnastica per evitare i trabocchetti ideologici delle altre materie; di tanto in tanto, però, le succedeva di fare qualche supplenza di storia.
"Raccontare il Nazismo mi faceva spesso notare i punti in comune tra la vecchia e la nuova ideologia, soprattutto quando si trattava della sorveglianza della cittadinanza".
Oggi però può raccontare con un sorriso di quando il Muro venne giù, perché fu il più bel regalo di compleanno che le fosse mai stato fatto. "Purtroppo devo ancora imparare ad essere me stessa senza dover temere le conseguenze".