18/10/2018
15/05/2018

Boom del bike sharing. I cinesi investono in Italia

Un mercato globale da 5 miliardi di dollari. Le bici gialle invaderanno le città




È un mercato in continua ascesa quello del bike sharing, l’affitto delle biciclette nelle grandi città, che dopo un periodo di stallo ora ha ricominciato a crescere. Oggi siamo il secondo Paese al mondo, dopo la Cina, per numero di biciclette a "flusso libero" in circolazione.
Parliamo di quel servizio di mobilità condivisa che consente di prendere in affitto una bicicletta con uno smartphone e di parcheggiarla ovunque, senza necessità di uno stallo fisso.

Chi arriva o vive in una grande città come Milano o Roma è abituato a vedere bici gialle abbandonate ovunque, nei parchi o sui marciapiedi. Ma i colossi  cinesi, che le hanno messe in circolazione attraverso diverse società, non si spaventano certo di una bici rotta o buttata in un fossato.

Il mercato si sta espandendo in tutto il mondo a una tale velocità che è impossibile fermarlo. Si è calcolato che nel 2020 supererà quota 5 miliardi di dollari crescendo ad un ritmo del 30% annuo. Insomma il vandalismo preoccupa, ma non è un problema economico. Sull’Italia si vuole continuare a puntare aprendo in molte altre città.

In un anno nel nostro Paese sono entrate in circolazione  più biciclette di quelle messe a disposizione dai servizi pubblico-privati a stalli fissi. Oltre 21mila bici contro poco più di 16.700.
I dati sono dell’Osservatorio nazionale sulla sharing mobility, che disegna un settore in forte crescita, ma ancora concentrato in pochi centri urbani.
Questo anche perché, avverte Massimo Ciuffini, Presidente dell’Osservatorio, ci sono difformità normative da Comune a Comune, soprattutto per quanto riguarda gli oneri imposti agli operatori”. “Sarebbe necessario, dice, un modello unico perché problemi e soluzioni tendono ad essere gli stessi”.”Quello che auspichiamo è un’integrazione crescente con il trasporto pubblico”.