10/07/2020
24/10/2012

Ddl diffamazione, spunta l'articolo 3 Addio ai blog?

CRONACA - Un emendamento presentato dal senatore del Pdl Giuseppe Valentino fa rientrare nel ddl anche blog, social network e motori di ricerca. Se questo articolo verrà approvato anche dall'Aula per i blogger, e non solo per loro, si prospettano tempi duri

La commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge sulla diffamazione, dando all'unanimità mandato al relatore per la presentazione in Aula. Niente carcere per i giornalisti e scomparsa della cosiddetta  norma “anti-Gabanelli”, l’emendamento molto criticato che avrebbe di fatto impedito ai giornalisti di inchiesta di fare serenamente il loro lavoro.

Tutto bene dunque?  Non proprio. Se la cancellazione del carcere è cosa pacifica, lo è anche l'innalzamento delle pene fino a 100 mila euro, cifra ritenuta esagerata dal Pd che chiede di dimezzarla, ma soprattutto compare a sorpresa l’art 3 che ‘infila’ il Web nel ddl, e che è destinato a scatenare il confronto più acceso nel corso della discussione in Aula.

L'articolo è entrato con l'approvazione di un emendamento presentato dal senatore del Pdl Giuseppe Valentino che fa rientrare nel ddl anche blog, social network e motori di ricerca. “Misure a tutela del soggetto diffamato o del soggetto leso nell'onore e nella reputazione" recita l’art 3 e prevede che la persona offesa possa chiedere "ai siti internet e ai motori di ricerca l'eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali. L'interessato, in caso di rifiuto o di omessa cancellazione dei dati, più chiedere al giudice di ordinare ai siti internet e ai motori di ricerca la rimozione delle immagini e dei dati ovvero di inibirne la diffusione". In caso di non ottemperanza all'ordine del giudice i responsabili dei siti internet sono soggetti a una multa da 5mila a 100 mila euro.

Ma non finisce qui perché viene riconosciuto anche il 'diritto di oblio', ovvero se il presunto diffamato muore anche i legittimi eredi possono rivalersi sui presunti diffamatori. Ad essi si aggiungono i conviventi, anche se lo stesso senatore Valentino in serata, corregge il tiro e interpellato in proposito afferma che quest'ultima estensione in realtà è "un refuso, un errore di battitura".

Insomma, se il ddl dovesse essere approvato così come è stato licenziato dalla commissione Giustizia, per i blogger, e non solo per loro, si prospetterebbero tempi duri.