13/12/2019
24/12/2012

Monti: "Non scendo in campo
...semmai salgo"

ROMA - Il Presidente del Consiglio pronto all'impegno politico ma solo alle sue condizioni e se una, o più forze politiche, manifestassero il proposito di candidarlo aderendo alla sua agenda per l'Italia. Stoccate a sinistra e a destra ma soprattutto rivolte all'ex premier Berlusconi del quale dice "non riesco più a seguire la linearità del suo pensiero"

“Non sarò candidato a un particolare collegio essendo già senatore a vita. Ma se una o più forze politiche , con una credibile adesione a questa agenda, manifestassero il proposito di candidarmi alla presidenza del Consiglio, allora valuterei la cosa. A nessuno si può impedire di fare questo”. Così, con mille cautele ma in modo chiarissimo, Mario Monti esprime la sua disponibilità a guidare lo schieramento che si coagulerà intorno alla sua agenda ad esserne di fatto candidato premier. 

“Alle forze che manifesteranno adesione convinta e credibile ad agenda Monti, sono pronto a dare il mio apprezzamento, incoraggiamento e, se richiesto, della guida, e sono pronto ad assumere un giorno, se le circostanze lo volessero, responsabilità che mi venissero affidate dal Parlamento. Ho fatto un passo in avanti gigantesco – confessa - Altra cosa sarebbe concedere il mio nome per liberi utilizzi, cioè metterlo sul simbolo di alcuni partiti: per farlo dovrei verificare tantissime condizioni. La nostra agenda non è indirizzata al centro, non a destra e non a sinistra: è modestamente un'agenda ‘erga omnes’, chiunque trova titolo di interesse la consideri”.

Insomma le tappe sono chiare: Monti offe alla discussione il suo programma di riforme, ‘Cambiare l'Italia’ si chiama, e aspetta risposte da quei riformisti che ci sono sia a destra sia a sinistra, poi deciderà. “Nella prossima legislatura – dice - servirà una maggioranza vasta e coesa”.

I confini del professore sono chiarissimi: a destra nessun dialogo con Berlusconi, che Monti liquida con una durezza senza precedenti. Ricorda l'epoca delle pacche sulle spalle che si trasformano in risolini, ricorda gli scandali, le leggi ad personam, stronca la promessa di togliere l'Imu: “E’ una proposta bellissima e piena di attrattiva popolare. E' bellissimo e allora io direi anche ridurre le tasse o reintrodurre il concetto che le tasse significa mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma se si farà senza altre grandissime operazioni di politica economica, chi verrà al governo un anno dopo, e non dico dopo cinque anni, dovrà mettere l'Imu doppia” dice. 

Ricorda poi gli ostacoli posti dal Pdl sull'anticorruzione e promette interventi sulla giustizia dal falso in bilancio alla prescrizione. Infine riferendosi direttamente a Berlusconi confessa: “Non riesco più a seguire la linearità del suo pensiero. Prima dice che mi offre la guida dei moderati poi dice che sono un fallimento totale”.  

Un paletto però Monti lo mette anche a sinistra. A quelle che definisce posizioni conservatrici di Cgil e Vendola: “La riforma del lavoro è stata frenata da una componente sindacale, che trova difficile evolvere. Il presidente Vendola, che è sempre una persona che si ascolta con interesse, ha detto di me che sono un liberale conservatore. Liberale sì, conservatore sotto molto profili è Vendola. Nell'agenda Monti c'è molto pink e molto green. Vendola - continua monti - ha chiesto a Bersani di prendere le distanze dall'agenda Monti. Come è diritto di Vendola chiedere, è diritto di Bersani riflettere se aderire”.