21/11/2019
04/02/2019

Cina regina d’Italia

Il 5 febbraio il Capodanno cinese. Sfilate e feste ovunque. Milano capitale dei giovani cinesi. Il 55% risiede al nord



Sapete qual è il primo cognome tra i nuovi nati a Milano? Fumagalli, Rossi o Brambilla? No, è Hu.
Proprio così perché i cinesi sono una comunità giovane, con un indice di disoccupazione del 4%, quattro volte meno degli altri extracomunitari in Italia e con una spiccata propensione all’imprenditoria.
Tra l’altro, pur provenendo da un Paese comunista, non amano particolarmente il sindacato e solo l’1% dei tesserati stranieri è cinese.

Il prossimo 5 febbraio si festeggia il Capodanno cinese e in Italia le manifestazioni più importanti saranno proprio a Milano nel quartiere di Chinatown in via Paolo Sarpi, che sarà invasa da musiche, colori e parate in costume. E non solo.
Anche a teatro e all’Istituto Confucio verranno organizzati spettacoli ed incontri per festeggiare l’inizio dell’anno del Maiale.

Il capodanno cinese varia in base al calendario lunare, le date cambiano ogni anno, ma di solito cade nel periodo compreso tra il 21 gennaio e il 20 febbraio. I festeggiamenti durano 15 giorni e terminano con la festa della lanterne.

Per una settimana in Cina scuole ed uffici chiusi. I due giorni clou sono la vigilia e il capodanno vero e proprio: nel primo caso si cena in famiglia e si cerca di sbarazzarsi delle cose vecchie, mentre nel secondo caso, il giorno di capodanno, si esce di casa e si va a fare visita ai parenti scambiandosi auguri di buon auspicio.

Sfilate e feste cittadine sono ovunque. Le più importanti sono la Danza del Drago e l’ancor più evocativa Danza del Leone svolte nei templi o nei parchi cittadini come nel caso di Pechino, dove la folla è talmente tanta da non poterla raccogliere in spazi chiusi e ristretti.

Durante tutto il periodo dei festeggiamenti tradizionali, i cinesi si recano nel tempio a pregare, indossano biancheria rossa, evitano di piangere, non si lavano i capelli il primo giorno del capodanno e non puliscono la casa per due giorni. Se non seguono questi rituali, non potranno auspicarsi un buon anno nuovo.

In Italia negli ultimi 20 anni i cinesi sono passati da 32 mila a 319 mila regolarmente soggiornanti, al terzo posto nella classifica degli stranieri dopo Marocco e Albania. Poco meno della metà è under 30 e, secondo l’ultimo Rapporto del Ministero del Lavoro, il 55% risiede nel settentrione, il 22,4 in Lombardia, il 21 in Toscana. Con due punti nevralgici: la Chinatown milanese e Prato, area di concerie, manifattura e integrazione produttiva ormai pienamente realizzata.

Altro dato interessante. Nel 2011 il flusso di denaro che i cittadini cinesi spendevano nel loro Paese, cioè le rimesse, ammontava a 2,5 miliardi di euro. Oggi che le condizioni di vita nella potenza asiatica sono migliorate sensibilmente il dato delle rimesse è calato di dieci volte arrivando a 237 milioni