19/09/2019
31/10/2017

Una Giornata per proteggere il diritto di sapere 

Il 2 novembre data simbolo contro gli attacchi ai giornalisti





L'ultima vittima è stata lei, Daphne Caruana Galizia, la reporter maltese di 53 anni che aveva denunciato la corruzione del governo del suo Paese. Uccisa  nella sua auto, saltata in aria vicino a casa durante un attentato a Malta.

Più di 800 giornalisti sono stati uccisi nel mondo negli ultimi 10 anni, uno ogni quattro giorni. L'anno scorso  93, di cui 15 in Iraq, 13 in Afghanistan, 11 in Messico. Quest'anno ne sono morti 48.


A loro è dedicata il  2 novembre la giornata Unesco per mettere fine all'impunità dei crimini contro i giornalisti. In alcuni casi si trovavano nel posto sbagliato  al momento sbagliato. In altri denunciavano crimini, corruzione, difendevano i diritti  umani. Sempre e comunque facevano il loro lavoro che a qualcuno non piaceva. In più di 9 casi su 10 i colpevoli non sono stati puniti, spesso nemmeno arrestati. E quel che è peggio le vittime sono state dimenticate e le indagini abbandonate.


Il 2 novembre è l'anniversario dell'omicidio di due giornalisti francesi uccisi nel Mali nel 2013. Quattro anni prima, altri trenta  erano stati uccisi nel massacro di Maguindanao, nelle Filippine,  l'attacco mortale contro i giornalisti più grave della storia.

Una giornata importante per chiedere giustizia, sensibilizzare i governi e incoraggiare i sistemi giudiziari a condurre indagini tempestive ed efficaci. Perché il rischio è creare un clima tossico che minaccia la libertà di stampa, scoraggia reportage e inchieste sensibili e priva le persone del diritto di conoscere. La consapevolezza della libertà di espressione è stata anche incrementata dall'adozione di una guida, pubblicata sempre dall'Unesco, per aiutare i vari Stati a mettere in atto meccanismi di sicurezza per i giornalisti, perché la sicurezza di chi lavora nel mondo dei media è minacciata ovunque attraverso la censura, le minacce, il carcere e la tortura.