Quel che non
poté il Vesuvio
All'indomani del crollo della Domus dei gladiatori a Pompei tante le polemiche. E Bondi fa sapere che non si dimetterà
L'Italia che crolla è metafora indiscutibile delle rovine. Le immagini del cumulo di macerie che erano la “Schola armaturarum juventis pompeiani” hanno fatto il giro del mondo.
La casa dei gladiatori era stata costruita lungo la via dell'abbondanza, la strada principale della città sepolta percorsa ogni giorno da centinaia di visitatori. All'interno, nella grande sala, furono rinvenute durante gli scavi molte armature adagiate su scaffali di legno. Sulle porte d'ingresso vi erano dipinti di trofei ed effigi di successi bellici. Nonostante la visita turistica fosse interdetta e la Schola accessibile soltanto dall'esterno, adesso il tratto è stato transennato e chiuso al pubblico.
Ed è subito polemica. Le opposizioni hanno chiesto le dimissioni del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, che ha subito ribattuto: "Se avessi la certezza di avere responsabilità in quanto accaduto mi dimetterei. Ma rivendico invece il grande lavoro fatto".
Insomma, le ragioni del crollo sono da addebitare alle pioggie incessanti degli ultimi giorni, non certo al ministro, secondo la maggioranza. Il Pd, a quanto si apprende da fonti del partito, dovrebbe presentare una mozione di sfiducia contro il ministro Bondi.
E sempre il Partito Democratico starebbe per presentare una interrogazione urgente al ministro Bondi sul crollo di Pompei. Dopo l'intervento in Aula del titolare dei beni culturali, probabilmente mercoledì prossimo, democratici decideranno il da farsi.
Ma sia nel gruppo che nel partito si da per scontata la presentazione di una mozione di sfiducia individuale.
Anche l'Udc critica Bondi e ne chiede le dimissioni da coordinatore del Pdl per fare meglio il ministro dei Beni culturali.





