25/10/2014
23/06/2011

Il 'solito'
Pannella

Ogni volta che Pannella annuncia uno sciopero della fame, la prima reazione di tutti oscilla fra indifferenza e fastidio. Il solito Pannella, eccheppalle, e chi se ne importa, e perché deve imporre le sue manie col solito ricatto del corpo sofferente. Poi...

Il 'Solito' Pannella
di Maurizio Ambrogi - Caporedattore interni Tg3


Ogni volta che Pannella annuncia uno sciopero della fame, la prima reazione di tutti oscilla fra indifferenza e fastidio. Il solito Pannella, eccheppalle, e chi se ne importa, e perché deve imporre le sue manie col solito ricatto del corpo sofferente. Dopo un po’ qualcosa si muove: le sue condizioni peggiorano, c’è il ricovero, occuparsene diventa inevitabile.
    
Qualche bella penna scrive un accorato commento: “Marco hai ragione, ma non devi rischiare la vita”. Qualche politico esprime solidarietà, interviene lo stesso presidente della Repubblica. Come è stato anche in quest’ultimo caso.

E ci si accorge che il problema sollevato da Pannella, magari con un metodo irritante, a volte con toni e argomenti eccessivi (arrivando ad accomunare la nostra democrazia al fascismo o al nazismo) è terribilmente serio.

In questo caso è l’emergenza carceraria, le condizioni incivili in cui sono costretti i detenuti italiani, in istituti sempre più sovraffollati. E viene da pensare che mentre la politica continua ad occuparsi di ciò che non serve o che non si farà (riforma della giustizia, delle intercettazioni, processo breve, ecc.) nelle carceri sovraffollate i detenuti si suicidano.

Tema delicato, quello carcerario: perché in un paese che ha impostato il discorso pubblico sulla sicurezza solo nei termini della paura, è difficile trovare soluzioni ragionevoli. Come potrebbe essere l’amnistia chiesta da Pannella. Basta ricordare che tre anni fa Prodi perse le elezioni anche a causa del generoso impegno ad approvare l’indulto, misura bipartisan, ma presto demonizzata anche da quei settori del centrodestra che l’avevano sollecitata.

Forse Pannella rompe le palle: ma sarebbe un paese normale quello dove un tema di civiltà non dovesse essere discusso (e peraltro non risolto) solo perché un vecchio di ottant’anni si intestardisce e “ricatta” la politica con la forma di disobbedienza più antica e più dura.